­­L’intervento rivoluziona la zona giorno di questo attico in pieno centro storico rendendolo contemporaneo, con un unico grande ambiente tutto da vivere in qualsiasi momento della giornata, pieno di luce e di suggestioni date dal panorama a 270 gradi

È inopinabile che i centri storici delle città della nostra penisola, così ricca di storia, abbiano un fascino ineguagliabile; ne è prova il continuo recupero degli edifici, talvolta grandi palazzi padronali, ma più spesso appartamenti che si sviluppano su volumi costruiti o aggiunti in differenti epoche, che mettono in collegamento strutture edili limitrofe, ma con caratteristiche architettoniche non corrispondenti. La riqualificazione di questo appartamento, situato nel centro storico di Napoli, occupa l’intero piano attico di un prestigioso palazzo ottocentesco e riguarda un tipico caso come quello descritto, in cui è evidente quanto le differenze strutturali interne, fra i vari ambienti, possano essere di stimolo per il progettista navigato, che non li ritiene impedimenti, al contrario, ottimi elementi di motivazione creativa.

La planimetria dell’alloggio mostra quanto siano variegate le sezioni dei muri, con frequenti variazioni di spessore e caratterizzati da andamento segmentato. Molte delle pareti esterne, portanti, formano fra loro angoli che non sono a 90°, tipico delle costruzioni dei centri storici. Le pareti interne rimosse riguardano principalmente la zona giorno, avendo l’obiettivo di ottenere un ampio open space. Al terrazzo ora si può accedere anche da una nuova portafinestra aperta all’altezza della zona pranzo.

La tendenza di oggi è quella di rendere più luminosi e ampi gli ambienti, rimuovendo, ove possibile, le pareti di separazione che rendono frammentati i volumi, comprimendoli in numerose stanze di piccole dimensioni. Questo è più evidente nella zona giorno, dove non esistono più un salotto, una sala da pranzo e spesso neppure una cucina vera e propria. Living è un termine anglosassone (dal verbo inglese vivere) molto corretto per identificare una zona della casa in cui, senza sostanziali barriere, si può trovare relax, si pranza, si legge o studia, ci si intrattiene la sera, da soli o con gli amici, e sempre più spesso si cucina.

Con questi dettami ben presenti, il progetto si delinea con l’abbattimento di alcune tramezze, senza farsi cruccio di un sensibile dislivello che spezza trasversalmente la superficie calpestabile. Come sempre accade rimuovendo pareti interne, la luce naturale inonda lo spazio aperto, potendo provenire da più direzioni: tutte le finestre presenti concorrono a rendere solare l’ambiente. Ma ancora di più si ottiene con la scelta degli architetti di chiudere una zona del terrazzo prospicente la porta finestra del vecchio salotto. Non solo l’infisso è totalmente rimosso, ma viene anche ampliata l’apertura; sulla balaustra del terrazzo si erige una vetrata ad alto isolamento termico che espande la superficie in pianta dedicata al living e amplifica l’entrata della luce. Non c’è soluzione di continuità nella pavimentazione dell’intera zona giorno: il parquet di lunghe tavole, distribuite in posa “a tolda di nave”, ovvero in senso longitudinale, sfalsate in modo irregolare, riveste anche la nuova superficie “rubata” al terrazzo, mentre nella sua restante parte, ovviamente, resta piastrellato.

Lo spazio aggiunto chiudendo parzialmente il terrazzo ha permesso di realizzare una cucina da cui non si vorrebbe mai uscire: luce, panorama su tre lati con vista mozzafiato sulla città e il porto. Il tutto in piena condivisione con il resto della zona giorno e con il terrazzo, accessibile con una porta scorrevole da pavimento a soffitto, che si apre completamente.
L’allargamento dell’apertura, dopo la rimozione della portafinestra, andava a incidere in una parete portante, pertanto è stato necessario supportare la struttura con rinforzi: prima di procedere con le demolizioni sono state applicate diverse putrelle negli spigoli perimetrali della stanza, lasciandole poi a vista. Anche altri ampliamenti delle superfici vetrate hanno richiesto la ricostruzione degli architravi con inserimenti di putrelle di ferro.

La vecchia disposizione

Precedenti lavori avevano fatto un primo tentativo di integrazione fra salotto e cucina, allargando l’apertura fra le due stanze. In questo modo, però, restavano ancora i gradini e l’ampia porzione di parete a dare un evidente distacco funzionale e visivo fra i volumi.

Progetto: In-Nova Studio
Architetti: Marcello Ferrara, Martina Russo, Riccardo Teo
Fotografie: Mario Ferrara

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