Nelle case degli italiani entrano i prodotti smart

Secondo l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato IoT per la smart home è cresciuto del 35% nel 2017. Il 38% degli italiani avrebbe in casa almeno un dispositivo intelligente

Il 2017 è stato un anno di successo per le soluzioni Internet of Things per la Smart home in Italia. Secondo l’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, realizzato in collaborazione con il Deib (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria) e l'IoT lab, il mercato costituito da videocamere di sorveglianza, termostati, caldaie e lavatrici intelligenti è aumentato del 35% rispetto al 2016, per un valore complessivo di 250 milioni di euro. Un incremento in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori. Gli oggetti connessi iniziano così a diffondersi nelle case degli italiani: il 38% dei consumatori ne possiede almeno uno e, di questi, poco meno di un terzo ha effettuato l’acquisto proprio nel 2017. Il 58% ha sentito parlare di Smart Home nella pubblicità su radio, TV e giornali, mentre il 32% tramite Internet.

A trainare il mercato sono le applicazioni IoT per la sicurezza, come sensori per porte e finestre, videocamere di sorveglianza, serrature e videocitofoni. Seguono i prodotti per la gestione del riscaldamento, cioè caldaie e termostati connessi che si diffondono soprattutto grazie a brand affermati e agli installatori specializzati, in grado di comunicare i benefici per il comfort e il risparmio energetico. Il Politecnico ha stimato a questo proposito che l’introduzione di dispositivi smart per il riscaldamento può portare a un risparmio fino al 28% per una famiglia con bambini residente nel Nord Italia. La classifica delle vendite prosegue con le soluzioni per la gestione degli elettrodomestici, in particolare lavatrici connesse, controllabili via App e dotate in alcuni casi di assistente vocale.

Come già nell’indagine dello scorso anno, si segnalano alcune barriere alla diffusione dei dispositivi IoT. Prima di tutto la facilità di installazione, che sembra solo dichiarata e non reale: il 73% delle oltre 370 soluzioni IoT per la casa censite dall’Osservatorio dovrebbe poter essere installato in autonomia, ma alla prova dei fatti , nei tre quarti dei casi l’utente deve rivolgersi a un installatore specializzato, causando costi aggiuntivi. Inoltre è molto forte il timore per la privacy dei propri dati, e il 72% dei rispondenti è preoccupato per i rischi di accesso agli oggetti connessi da parte di malintenzionati. Non è da sottovalutare, poi, che oltre metà dei prodotti è offerto da startup con scarsa riconoscibilità del brand e non percepite come affidabili. Infine (e forse è la barriera più importante) resta ancora un dato di fatto la mancanza di interoperabilità tra i protocolli di comunicazione tra gli oggetti smart. La diffusione degli assistenti vocali all’interno di altoparlanti intelligenti (i cosiddetti Smart home speaker come Amazon Echo e Google Home, che consentono di connettersi e gestire via voce gli oggetti intelligenti tramite servizi cloud, ormai una realtà nel mercato Usa) potrà risolvere parzialmente il problema, a patto di avere una connessione Internet veloce e affidabile.

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