Cristina Morozzi. La signora del design abita in un loft… sregolato

Sempre elegante e inappuntabile, una  “Signora del design” anche se la moda è stata il suo primo incontro. Critica, scrittrice, giornalista, curatrice di mostre, indagatrice di mondi creativi, per 40 anni ha vissuto in prima persona la storia del design, forse non sempre con  la consapevolezza di essere testimone di eventi che sarebbero passati alla storia.
La sua casa anzi il suo loft è inserito in una strana situazione abitativa che lei paragona a una favela.
E’ un grande complesso industriale, un tempo una conceria, che come tante altre preesistenze simili, è stato convertito in abitazioni, studi, atelier, show room. La peculiarità di questo intervento di riconversione è però il carattere vagamente anarchico che è caratterizzato dalla “sregolatezza” che ciascun condomino ha potuto inventare davanti alla propria abitazione. Giardini, sculture, qualche intervento “artistico”. Tutto è concesso!

Chi è Cristina Morozzi ? Lo chiedo a lei.
Non mi è facile una definizione. Ci provo dandoti una descrizione che mi capita di raccontare quando mi chiedono una sintesi su di me. Mi potrei definire una border line perché bordeggio con agilità tra moda, arte e design, sono una bulimica del sapere, delle cose. P1080030
Ho indagato, vivendo in prima persona molti avvenimenti, anche la moda… si io ho cominciato tanti anni fa a scrivere per un giornale di moda! Gap Italia, una rivista per professionisti, non un femminile. Avevamo un diretto rapporto con gli stilisti. Ci davano schizzi, modelli in anteprima per entrare nella sostanza dei progetti. Io facevo i trend, quelle cartelle che definivano con materiali e forme quelle che sarebbero state le tendenze del momento. Quindi un bel lavoro, fatto non solo di parole, ma di vero e proprio progetto.
Un incontro casuale con Alessandro Mendini ha segnato un cambiamento: il design è entrato nella mia vita per non lasciarmi più.
Era il 1977, ho iniziato a lavorare a Modo, ho poi fatto il direttore, e da lì in poi ho collaborato per le testate più diverse: AD, Interni e tante altre. Ora sono “Brand Ambassador” della nuova Design School dell’istituto Marangoni ma non ho abbandonato la mia collaborazione con i giornali.

E qual’ è il tuo luogo di lavoro? Dove elabori tutte le idee? Qui nella tua casa sui Navigli?
Sì lavoro qui, quando non sono in giro per il mondo. La casa è anche lo studio. Ormai da 20 anni, vivo in questo posto che mi ricorda quasi una favela, sembra un paese nella città. Era una fabbrica ma è molto diversa dalle solite ristrutturazioni ordinate e patinate. Milano ha tanti esempi di zone industriali recuperate e trasformate in abitazioni o show room. Qui, accanto a giovani creativi, architetti, grafici, fotografi, mi sento un pochino un’out sider..ma ci sto bene è molto vitale. Non è la solita Milano.

Come avete scelto questa casa?
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Ci era stata indicata da due amici, pionieri di questo progetto. E’ un complesso che sembra “mai finito” con il verde un po’ casuale, ciascuno che si progetta il proprio spazio fuori senza le solite aiuole ordinate e “pettinate”…per questo la chiamo “favela”. In Brasile andando a trovare i fratelli Campana, ho visto le vere favelas e….mi sono ritrovata a casa. Sto esagerando, ma questa realtà mi piace e ci sto bene. E’ un agglomerato di persone le più diverse, distribuite in “orizzontale”. Pensa come sarebbe diverso se fossero sistemate in verticale! Sarebbe un banale “condominio”.

Chi ha progettato questo spazio? Massimo (marito di Cristina scomparso 4 anni fa), tu o l’avete pensato insieme?
Abbiamo mantenuto la struttura della casa, questo lotto rettangolare lungo e stretto e alto, che ha consentito di creare 3 piani.
Il progetto è di Massimo, abbiamo lasciato la casa aperta. Come sosteneva lui lo spazio aperto è più democratico, tutti devono partecipare della vita degli altri. Non ci si può isolare. Se lavoro nel mio studio al piano terra e altri fanno altro è come se fossimo sempre insieme.
L’unica cosa che chiesi era una stanza guardaroba chiusa con una porta per tutto ciò che è indispensabile alla casa: lavatrice, asciugatrice, angolo attrezzato per stirare, detersivi, aspirapolvere, per riporre tutto il necessario per la manutenzione della casa.

Tante scale, una casa verticale….non è complicato?
Per ora mi piace salire e scendere tutte queste scale.P1080035 Assomiglia molto a quello che faceva Massimo, ai suoi progetti al suo design. No
n è una casa borghese milanese, anche se Milano per lui era una città importante. Partito da Firenze non ha mai avuto nostalgia o desiderio di tornarci. Milano ha dato tanto a entrambi.

Prima vivevate in una casa più tradizionale e spaziosa, mi ricordo la tua casa in via Argelati, una delle torri progettate da Franca Helg. Come hai potuto adattare i tuoi mobili a questa casa così diversa?
Lì abitavamo tutti insieme con i miei quattro figli e poi con mio padre, vivevamo in 7. Quando abbiamo scelto questo posto eravamo solo Massimo ed io. Non ho portato mobili, tutti sono stati distribuiti tra i miei figli che nel frattempo si sono sposati e creato le loro famiglie. Qui non ci sono cassettiere, vetrinette o credenze…tutto è stato studiato da Massimo per contenere tutto. A parte divani, tavoli e sedie sta tutto in questi grandi contenitori. Il  progetto, la distribuzione, l’arredo, mi piaceva adeguarmi alle sue scelte, anche il tessuto con le rose di Ken Scott, la cucina di Driade….tutte scelte sue. Non sono mai intervenuta. Non sono mai stata fissata sulla casa, anche per le cose più piccole, piatti, pentole.

L’Influenza del tuo lavoro ci sarà da qualche parte?
Ci sono tanti oggetti miei, regali di amici, di chi è passato di qui. Un vaso di Ettore Sottsass, una scultura di Andrea Branzi, un oggetto di Cristina Celestino, di Jean Blanchard…un lungo elenco. Poi piccole presenze del mio lavoro e dei rapporti con le aziende con le quali ho lavorato…. Tengo tutto anche perché forse sono un po’ feticista.

E non hai pensato di modificare qualcosa quando Massimo è mancato quattro anni fa? Addirittura magari cambiare casa?Schermata 2018-12-14 alle 11.09.38
Non ci penso proprio. Io qui sto bene, mi piace la mia casa, mi piace tutto quello che c’è qui fuori….Pensa che ci sono delle pile di libri dietro al divano che sono rimasti così da quando lui è mancato! Non li ho più toccati. Se ho bisogno di consultarne uno o una rivista poi rimetto tutto al suo posto esattamente dove era prima.

 

Un punto importante della tua casa è la cucina. Anche tu sei una grande chef?
Mah, sai, io per anni ho “sfamato” mezzogiorno e sera 7 persone ..ora preferirei avere un cameriere e un cuoco!

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