Inquinamento indoor: come respirare al meglio

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Ecco i principali responsabili dell'inquinamento indoor e le possibili soluzioni, costruttive e comportamentali, per difendersi

Non siamo al sicuro nemmeno tra le pareti di casa, anzi: l’inquinamento non è infatti solo quello degli ambienti esterni, ne esiste una forma più subdola e per questo ancora più pericolosa: quello indoor.

“Se l’inquinamento atmosferico secondo lo IARC (International Agency for Research of Cancer) dell’OMS – osserva Salvatore Lo Cicero, direttore Struttura Complessa di Pneumologia del Niguarda a Milano - è un agente sicuramente cancerogeno, responsabile oggi in Europa del 6% delle morti totali, con più di 40.000 casi attribuibili all’anno, solo recentemente la comunità scientifica internazionale si è occupata della contaminazione dell’aria negli ambienti chiusi. Si definisce inquinamento indoor la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna di sistemi ecologici di elevata qualità”.

Tra gli effetti più diffusi di quella che la comunità scientifica definisce “sindrome dell'edificio malato” si possono considerare dermatiti, infezioni oculari, nasali e delle prime vie aeree, disturbi nervosi, dell'olfatto e del gusto, emicranie a cui si affiancano asma, tossi notturne e addirittura tumori.

Il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 ha stimato in Italia in 200 milioni di euro l’anno i costi sanitari delle patologie legate all’inquinamento indoor, particolarmente pericoloso per bambini, donne in gravidanza e persone che già soffrono di altre malattie.

Prevenzione tra le quattro mura

“Secondo l'OMS, l'8% delle malattie conosciute è di origine ambientale, questo significa che rendere salubri gli spazi confinati è di notevole importanza. Tenendo presente che l'inquinamento indoor può essere fino a 5 volte più alto di quello esterno possiamo comprendere come si possa effettivamente generare prevenzione all'interno delle nostre case”. A parlare è Leopoldo Busa, progettista e consulente energetico, laureato in architettura e specializzato proprio nella salubrità degli ambienti interni, nonché fondatore di Bio-Safe, ditta attiva nel settore delle certificazioni di salubrità ambientale e nelle riqualificazioni ambientali indoor.

Ma a cosa è bene prestare attenzione? “Le fonti principali di contaminanti indoor sono i materiali da costruzione, gli impianti di riscaldamento, il condizionamento e la cottura dei cibi, gli arredi, i rivestimenti, i prodotti per la manutenzione e la pulizia” prosegue Lo Cicero.

L’ideale, per vivere in ambienti tangibilmente più salubri, sarebbe dunque coinvolgere il progettista sin dalle prime fasi ideative per poi permeare tutto l'iter costruttivo fino ad arrivare alla misurazione del risultato finale.

“È importante a questo proposito scegliere gli opportuni materiali certificati, adoperare particolari misure di costruzione e montaggio dell'opera, monitorare nel tempo la qualità dell'aria ottenuta durante il processo edilizio” puntualizza Busa. Sul mercato esistono oggi numerosi prodotti in grado di rispondere alle più esigenti richieste di salubrità espresse dal comparto edilizio e, assieme a questi, diversi sistemi impiantistici di purificazione/ventilazione capaci di portare ad altissimi livelli di qualità interna gli edifici in cui si vive.

Il vademecum dell’ISS

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) suggerisce poche e semplici regole per aiutare i cittadini a difendersi dagli agenti inquinanti che possono alterare le caratteristiche ambientali dei luoghi chiusi. Si va dall’areare il più possibile i locali e non fumare in casa perché gli inquinanti rilasciati dal fumo persistono su pareti, vestiti, tende e arredi, fino al consiglio di usare per la pulizia aceto e bicarbonato di sodio e candeggina solo se necessario, non miscelare mai i detersivi e leggere attentamente le etichette dei prodotti.

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