Emilio Carelli, una casa milanese nel cuore di Roma

La casa del giornalista sull’Aventino è tipicamente romana per forme e materiali, che convivono in perfetta sintesi con il gusto per il design minimalista

Una casa unifamiliare nell'elegante quartiere dell'Aventino, con splendido affaccio sul Circo Massimo, è la dimora di Emilio Carelli e della sua famiglia, moglie e due bambini.
Una vita dedicata al giornalismo quella di Carelli, giornalista Sky, storico direttore e fondatore di Sky Tg24, già vicedirettore del Tg5 e vicedirettore di Studio Aperto, anche se, durante la nostra intervista, abbiamo scoperto un talento non espresso professionalmente, ma che si percepisce dall'entusiasmo con cui ci racconta la storia della sua casa. Una passione che lui stesso racconta: "Sono nato e cresciuto a Milano, nella cultura dell'architettura e del design europeo e milanese e ne sono sempre rimasto affascinato. Ricordo che da studente del liceo e dell'università i miei "giri" in centro comprendevano sempre una puntata nel negozio di De Padova e di Cassina. Mi piacevano veramente molto".

Ed entriamo nella sua abitazione, che si sviluppa su tre piani: nel piano inferiore, che si apre su un ampio dehor, trovano spazio cucina, sala da pranzo e un piccolo appartamento di servizio; il piano terra  è interamente composto dal soggiorno che si snoda in zona salotto, zona camino, angolo relax e servizi e si affaccia su un ampio terrazzo; al primo piano le stanze da letto e i servizi. Un grande giardino circonda tutta la casa. Tutti i piani sono attraversati da un volume cilindrico centrale che contiene l'ascensore, su cui si innesta una scala aerea circolare illuminata da led nascosti.

Un volume cilindrico centrale contiene l'ascensore, circondato dalla scala aerea retroilluminata a led

Questo elemento rappresenta il filo conduttore che unisce i tre livelli e che fa convivere una costruzione tipicamente romana con il gusto "minimal milanese" del proprietario, ben declinato negli arredi e nelle luci e rappresentato da molti pezzi iconici del design internazionale.

Da quanto tempo vivete in questa casa e com'è avvenuta la sua scelta?
Abitiamo qui da quattro anni e mezzo. La sua scoperta è avvenuta nel 2008  per un caso fortuito. Sapendo che finalmente la nostra famiglia si sarebbe allargata con l'arrivo di un bambino (in seguito scoprimmo che sarebbero stati due!) mi misi in cerca di una casa più grande, dotata di terrazzo. Mi rivolsi a un carissimo amico architetto che mi segnalò un'abitazione sull'Aventino "cielo terra". Non avevo mai pensato a vivere in una casa unifamiliare ma qualcosa in me scattò e insistetti per poterla vedere subito. La vidi solo dall'esterno la prima volta, ma mi bastò: me ne innamorai immediatamente, tant'è vero che mandai un messaggino a mia moglie, che ancora conserva, in cui era chiaro che volevo proprio questa. Fu anche perchè ne capii subito le potenzialità. Poi, ci volle più di un anno e mezzo di trattative per poterla acquistare, problemi di fronte ai quali non mi sono mai arreso e alla fine sono riuscito ad acquistarla.
Quindi avete iniziato la ristrutturazione, il cui progetto è stato affidato allo Studio Salvati Architetti Associati di Milano. Come si presentava la casa e quali interventi sono stati effettuati?
La ristrutturazione è stato un problema per vari motivi. Per prima cosa, la casa era semidiroccata, ferma nel tempo agli anni '50, non era stata per nulla manutenuta. Inoltre siamo in una zona soggetta a vincoli di ogni tipo, da archeologici a paesaggistici. Li abbiamo rispettati tutti ma è stato un gran lavoro. La casa è stata trasformata completamente, abbiamo ridiviso tutti gli spazi, ripensandoli, tanto che ad un certo punto erano rimasti solo i muri perimetrali; è stata resa sicura e performante: oggi è antisismica, in classe energetica A ed è dotata si sistema domotico avanzato. L'abbiamo riportata alla vita e resisterà per almeno altri cent'anni.
Ascoltandoti parlare si capisce la grande passione che ti lega a questa casa e che c'è molto di te in quello che si vede oggi. Ma com'è stato il tuo rapporto con il progettista?
Del progetto se n'è occupato Massimo Pedrazzini, mio carissimo amico di infanzia. Abbiamo lavorato insieme e devo dire ci siamo trovati benissimo, a volte abbiamo discusso ma abbiamo sempre trovato l'accordo. La sfida era realizzare una casa un po' milanese nel cuore di Roma. Per questo nella ristrutturazione abbiamo cercato di rispettare il contesto, utilizzando alcuni materiali tipici di questa zona, come il cotto nel patio e nei mattoncini in facciata e lungo il camminamento in giardino, o  il travertino che si ritrova sia negli interni che negli esterni della casa. Per contrasto, però, il design degli ambienti interni ha uno stile molto asciutto e lineare, che rispecchia i miei gusti milanesi e la mia personalità. Con l'architetto abbiamo condiviso il gusto per gli arredi interni: il divano di Cassina, le luci Fontana, Artemide e Flos, la chaise longue di Le Corbusier. Sono sempre stati i miei miti e oggi sono circondato dalle cose che amo e che ho sempre amato. Uniche concessioni a forme stilistiche diciamo più sontuose, i muri realizzati con la tecnica dello spatolato e la foglia d'oro che ricorre in tutta la casa come cifra stilistica e che ritroviamo negli stipiti delle porte, nella consolle porta televisione in salotto e nella colonna che collega i tre piani.
Di sicuro la ami tutta, ma c'è qualche zona di questa casa che prediligi, che senti più tua?
Amo particolarmente il luogo in cui sono seduto ora per questa intervista: sul divano, di fronte alla grande vetrata che affaccia sul giardino. È stata una mia idea realizzarla, volevo fosse un quadro naturale, il quadro del salotto. Questo è il mio posto durante il giorno, quando devo telefonare o leggere, mi piace molto stare qua. E poi mi piace il mio studiolo, piccolissimo ma dotato di tre finestre: rimane un pochino protetto, è una zona discreta e ottima per concentrarsi.

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