Francesco Rota: interno borghese rivisitato con brio

Il designer Francesco Rota rilegge in chiave contemporanea la casa milanese di famiglia

“Una tradizione rivista in chiave contemporanea”, così Francesco Rota racconta la sua casa, il risultato di mix di nuovo e di memoria.
Forse perché anche i suoi progetti hanno spesso un piccolo segno di ricordo del passato, qualcosa che ci riporta a oggetti che non hanno dimenticato la storia dell’abitare. E sono tanti i pezzi da lui realizzati in questi anni per Cassina Giappone, Paola Lenti, La Palma, di cui è anche art director, Lema, O Luce, MDF per citarne solo alcuni.

Laureato in disegno industriale in un’università americana “Art Center College of Design” con sede a Montreux, nella Svizzera francese, decide di fermare a Milano nel 1998 la sua attività professionale, “Perché andare in giro per il mondo se la mia vita è qui?”. A Milano, quando non è in viaggio, o non è a Zoagli nell’amata casa affacciata sul mare, vive tra lo studio, poco lontano, e la casa di famiglia in viale Maino, che tutti i milanesi conoscono. Un’anticipazione del “Verde verticale”: impossibile non notare l’importante facciata folta di rampicanti e verde fluttuante che ricopre la bella architettura eclettica degli anni venti.

Il verde di questa casa è vincolato. Io devo quasi di nascosto sfrondare le cascate di foglie che passano davanti alle mie finestre, che mi tolgono luce e impediscono di guardare fuori. E’ una casa di famiglia che ho trasformato, nella quale sono intervenuto, ho inserito elementi di modernità, perché vivo il mondo del progetto. Ma io vivo anche con nostalgia e quando trovo un edificio del passato cerco di rispettarne la sua storia, soprattutto per tutto ciò che è stato eseguito con qualità.
Quindi le finiture del passato, se hanno una qualità, penso sia giusto preservarle. Dall’altro lato appartenendo al mondo del progetto devo sempre guardare in avanti.

Quindi quali sono stati i tuoi “rispettosi” interventi vista l’età e la qualità di questa bella casa (costruita nel 1924)?
Ho mantenuto il taglio tradizionale: corridoio centrale e doppia esposizione delle stanze che si affacciano all’interno e su strada; ho ampliato degli ambienti abbattendo dei muri, recuperato le bellissime porte e le cornici. Ho cercato di mantenere i pavimenti ad eccezione di bagno e cucina dove erano state posate orribili piastrelle negli anni ’70. Li ho coperti con la resina.
Poi alcuni pavimenti, in legno pitch pine, che alla lamatura si sono rivelati troppo rossi e con venature troppo marcate, sono stati verniciati di nero, anche perché, demolendo un muro, i due pavimenti si presentavano con due pose differenti. Quindi ,per uniformarli, ho deciso di verniciarli di nero.

Osservando la tua casa si può dire che il filo conduttore del tuo intervento sia il “Bianco e nero” con ogni tanto una punta  di colore? È così?
Sì, è così…ogni tanto mi viene voglia di inserire del colore in casa, ma poi mi fermo e lascio questa base bianca e nera che le da un ottimo equilibrio. Mi piace questo tono severo che da modernità ad ambienti che hanno una lunga storia. Poi, con il bianco e nero, la luce gira bene. E’ vero che questa casa ha un aspetto molto “grafico”. Forse è l’influenza dovuta agli anni 70. Io amo molto la grafica di quel periodo, vedi per esempio O Luce, il suo marchio grafico e poi i suoi pezzi forti quando Magistretti era il direttore artistico: figure geometriche precise, semisfere accostate a “matite”…

Come hai scelto, tra i tanti tuoi progetti, i pezzi da inserire in casa?
Quando ho sistemato questa casa, la produzione di pezzi miei non era così esuberante come ora, ma ho scelto, guarda caso, qualcosa di “grafico”. Il divano di Paola
Lenti che è nato in nero e poi è stato modificato in bianco, lampade di O luce in bagno. Ho anche disegnato la cucina. Pezzi miei, pochi.

Mi stupisce vedere pochi pezzi tuoi, adesso non vuoi
inserire cose nuove disegnate da te?
Fondamentalmente sono anche un nostalgico, la casa è vecchia, ha bisogno di un tocco di moderno ma a me piace molto inserire pezzi del passato.
Io amo raccogliere, sia le cose delle case di famiglia sia comprare nei mercatini o nei negozi di amici che amano questo stile. Frequento le aste di Genova, dove compro dei pezzi.
Sono curioso: vado alla ricerca di forme e funzioni dettagli e qualità delle finiture.
Li compro per studiarli e poi me li metto in casa. Per esempio un pezzo bellissimo è la cassettiera di Osvaldo Borsani, fondatore di Tecno, in soggiorno. Era una camera da letto, disegnata per una villa in Brianza. La cassettiera sospesa è rivestita in pelle nera con le maniglie in alluminio e una lastra di vetro sopra…sono di una modernità!

Quali sono i pezzi con cui hai più un legame affettivo?
Sono i pezzi che vengono dalla mia casa al mare a Zoagli, un copriradiatore in alluminio e specchio blu, un pezzo degli anni ’30 che raffigura il nord America e il sud America. Poi un cerbiatto azzurro in ceramica di Albisola, ora sull’armadio in cucina, che stava sopra a un mobile bar a Zoagli. Abbiamo dovuto togliere quasi tutto al mare per via delle intrusioni dei ladri.
Amo particolarmente lo scrittoio danese comperato a un’asta; la “Mina”, una lampada che sembra esplosa… ormai se ne vedono tante ma quando l’ho comperata era quasi un pezzo avveniristico. Poi sono molto legato a una litografia di Man Ray, sempre comperata ad un’asta.

Cosa cambieresti nella tua casa?
Vorrei iniziare a usare colore ma ho paura di rompere l’equilibrio: penso a una stanza marrone cioccolato e poi amo molto il verde….ma mi è sempre stato contestato perché pare che sia il colore più criticato dalle donne!

Scheda progetto
Foto di
Adriano Brusaferri

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