Come è cambiata la casa per diventare più flessibile

Una ricerca condotta dal gruppo real estate Sigest su 300 appartamenti a Milano spiega come è mutata la planimetria dal 1960 ad oggi: più spazio a living e cucina, meno a corridoi e disimpegni.

Nell’ultimo mezzo secolo l’idea-forma di casa è cambiata, adattandosi via via ai nuovi stili di vita e i nuovi gusti. Lo mette in evidenza l’indagine del Centro Studi di Sigest (gruppo real estate attivo nel mercato residenziale in particolare a Milano e Lombardia) effettuata su un campione di 300 appartamenti di nuova edificazione commercializzati dalla società negli ultimi quattro anni, nel contesto urbano ed extra urbano del capoluogo lombardo.

Rispetto agli anni 60, alcuni ambienti hanno acquistato una centralità prima sconosciuta, mentre altri, che erano una presenza indiscussa negli appartamenti degli anni del boom, si sono contratti fino quasi a scomparire. Si è assistito a una riconfigurazione degli spazi dove la multifunzionalità del locali è sempre più importante, perché all’interno dell’abitazione si effettuano attività diverse. L’ingresso del digitale in ogni area della casa, per esempio, consente ora di lavorare, informarsi o studiare ovunque, e con l’affermarsi concreto dell’Internet of Things gli scenari saranno ancora più “fluidi”. Il concetto di stili di vita è superato, mentre acquistano rilevanza le “occasioni” di vita, dove ambienti e allestimenti subiscono trasformazioni continue, durante lo scorrere della settimana oppure di sera, a seconda delle attività svolte. Questo nuovo stato di cose rende necessaria l’armonizzazione del progetto edile con quello di interior design, due fasi che fino a poco tempo fa erano concepite separatamente.

Fonte: Sigest , "I nuovi trend dell'abitare e il mercato residenziale a Milano". Cliccare sull'immagine per ingrandirla
Fonte: Sigest , "I nuovi trend dell'abitare e il mercato residenziale a Milano". Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Vediamo come è cambiata nel tempo la planimetria delle nostre case. Innanzi tutto, considerando come riferimento un trilocale tipo di 110 metri quadri, l’indagine Sigest mostra che è aumentata la superficie per cucine e living: se nel 1960 il living occupava il 22% della superficie dell’abitazione, oggi siamo al 25%. Nella zona giorno si svolgono attività sempre più eterogenee e anche negli appartamenti più grandi, pur essendo prevalentemente distinti i locali, si ricorre a porte scorrevoli a tutta altezza per poter riconfigurare lo spazio unendo o separando.

Analogamente la cucina occupa oggi il 12% della metratura della casa, rispetto al 10% del 1960. Si tratta di un ambiente sempre più centrale nelle abitazioni e in grande trasformazione: è luogo della convivialità, dell’intrattenimento, del gioco, le superfici aumentano e arredi e materiali sono sempre più di design. Da padrone indiscusso nei monolocali e nei bilocali, anche nel caso dei trilocali acquista appeal l’angolo cottura (ossia la cucina a vista), che piace sempre più aggiudicandosi il 30% delle scelte di layout (cucina abitabile e cucinotto sono rispettivamente al 50 e 20%). Con i grandi spazi, dai quadrilocali in poi, le scelte privilegiano ancora la cucina abitabile.

Sigest evidenzia che anche i bagni hanno acquisito centralità nell’abitazione parallelamente al crescere della cura del corpo e del benessere, aumentando il numero per alloggio (la media è due per un trilocale, ma in qualche caso si arriva a tre, per una superficie complessiva aumentata dal 9 al 15%) e diversificandosi in funzione dell’utilizzo. Invece, è diminuita la superficie della camera da letto matrimoniale, passando dal 14 al’11% della metratura complessiva; essa è però spesso accompagnata da locali ausiliari come il bagno dedicato (presente nel 43% dei trilocali) e la cabina armadio. Sono per contro aumentate le dimensioni della camera dei figli, da un modesto 8% al 14% della metratura, a dimostrazione di quanto questo spazio sia destinato ad accogliere attività diversificate, dallo studio al gioco, spesso in presenza di amici. Corridoi e disimpegni, invece, si sono ridotti drasticamente, dal 15 al 7%, mentre risulta del tutto scomparso l’ingresso. Pur non cambiando rispetto al 1960 la metratura relativa occupata, gli spazi esterni conquistano infine nuova dignità, e questo è vero anche nel caso dei luoghi comuni condominiali, specchio delle nuove abitudini di vita volte alla condivisione, alla socializzazione e al supporto di modalità lavorative come lo smart working.

 

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