La Smart home in Italia non è ancora realtà

La scarsa conoscenza dei benefici, i costi elevati e la mancanza di uno standard comune hanno finora frenato lo sviluppo della domotica. Ma il potenziale è alto

La casa “intelligente”, quella della domotica in cui gli oggetti dialogano tra loro e con il loro proprietario tramite Internet (la cosiddetta Internet of Things) è ancora allo stato embrionale, almeno in Italia. A mancare non sono i singoli prodotti per la smart home, quanto uno standard di interfaccia comune in grado di far dialogare sistemi di differenti produttori. Su questo fronte, tuttavia, si sta lavorando grazie anche a un progetto della Commissione Europea ed è probabile che nel giro di un anno la situazione sarà diversa. Esistono però altri freni alla diffusione. Per esempio, un gap culturale.

Da un'indagine effettuata da Gkf sui consumatori in otto Paesi, tra i quali l’Italia, risulta che la smart home, come tecnologia, non è ancora al centro dei pensieri delle famiglie italiane: non è considerata insomma tra quelle veramente in grado di cambiare la vita.

Le tecnologie più interessanti per i consumer e per i leading edge - Indagine Gfk
Le tecnologie più interessanti per i consumer e per i leading edge - Indagine Gfk

Mobile payment, stampa 3D, oggetti “wearable” e Connected Car mostrano un potenziale ben più significativo nelle aspettative dei nostri connazionali. Certo considerando la ristretta fascia degli utenti “avanzati” (Gfk li definisce leading edge consumers), la casa intelligente mostra invece il suo vero potenziale, salendo in seconda posizione, subito dopo i pagamenti da dispositivi mobili, tra le tecnologie ritenute più interessanti. Ricordiamo i prodotti per la smart home sono sostanzialmente quelle di controllo e sicurezza (come rilevatori di fughe di gas o webcam di monitoraggio), i sistemi per il controllo di energia e luce (termostati intelligenti, lampadine smart), quelli per la gestione degli elettrodomestici, oltre ad applicazioni per l’entertainment.

Le applicaioni ritenute più utili dai consumatori italiani - Indagine Gfk
Le applicazioni ritenute più utili dai consumatori italiani - Indagine Gfk

Ci sarebbe scarsa conoscenza delle funzioni e dei benefici dei dispositivi in grado di rendere la casa intelligente: solo il 5% dichiara di conoscere bene la tecnologia smart home, contro, per esempio, il 25% dei cinesi e il 22% degli statunitensi (Paesi dove del resto la domotica è già presente). Significa che l’offerta non è stata in grado di farsi capire bene.

Eppure, la società di analisi individua tre benefit fondamentali e molto "appealing": il comfort, che significa migliorare e semplificare molti aspetti della vita domestica (riscaldamento, pulizie, eccetera); il controllo, ossia la possibilità di gestire da remoto, tramite smartphone, la propria casa; il risparmio, legato soprattutto ai costi dell’energia.

L’arretratezza italiana su questo argomento significa però che il bacino potenziale di sviluppo della domotica è molto ampio: sempre Gfk indica che ben il 35% degli italiani dichiara di voler acquistare almeno un dispositivo smart nei prossimi due anni. Esisterebbe poi un ristretto target del 3% già pronto oggi ad abbracciare la tecnologia smart home. Tuttavia, perché si spalanchino davvero le porte a un futuro digitale delle abitazioni, oltre alla compatibilità tra dispositivi di marche diverse cui si accennava, serve che se ne riducano i costi.

 

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