Contro l’emergenza smog è tempo di cambiare caldaia

Per l’acquisto di sistemi a elevata efficienza (caldaie a condensazione o pompe di calore), è possibile sfruttare contributi che coprono fino al 65% della spesa

Il cosiddetto “Decreto Caldaiette”, che prevede l’applicazione delle norme sull’efficienza energetica passando anche dalla classificazione delle caldaia in base alle emissioni generate, diventa realtà. L’obiettivo è porre freno all’inquinamento dell’aria che sta soffocando le nostre aree urbane (soprattutto in Pianura Padana, ma non solo), con livelli superiori anche di tre volte ai limiti di legge. Una situazione che ha destato l’allarme dell’Ue, tanto che il nostro Paese rischia una procedura d’infrazione se entro due mesi non si metteranno in campo misure adeguate.

Il Dossier Mal’aria di città 2017 di Legambiente da poco presentato è molto chiaro sullo stato di salute della nostra aria: nove città italiane hanno superato il limite giornaliero di PM10 per ben 15 volte nei primi 25 giorni di gennaio, e nel 2016 sono risultato sopra i limiti di legge per il PM10 33 città. Oltre alle polveri sottili, sotto accusa ci sono anche i valori di NO2 (biossido di azoto), gas che si genera con la combustione.

I sistemi di riscaldamento delle abitazioni sono tra i responsabili principali di questi livelli d’inquinamento. È per questo che il Decreto Caldaiette punta a incentivare la sostituzione delle caldaie più obsolete e fuori norma, consentendo di sfruttare contributi che coprono fino al 65% della spesa per l’acquisto di sistemi di generazione a elevata efficienza (caldaie a condensazione o pompe di calore). La detrazione Irpef del 65% fa parte del pacchetto “ecobonus”. A disposizione per l’intero territorio nazionale ci sono 900 milioni di euro: 700 destinati ai privati e 200 agli edifici pubblici. Le caldaie a condensazione, lo ricordiamo, sono sistemi riscaldamento particolarmente efficienti (fino al 30% in più), recuperando i fumi di scarico caldi per riscaldare l’acqua.

Non è detto, inoltre, che in futuro l’incentivazione possa essere estesa anche alle unità di micro-cogenerazione tra gli impianti incentivati, come chiede AssoRinnovabili (l’associazione che riunisce le imprese che operano nel campo delle energie rinnovabili). L'Associazione afferma che sostituire le caldaie tradizionali con gli impianti di micro-cogenerazione, ovvero la produzione contemporanea di energia termica ed elettrica fino a 50 kW, permetterebbe una forte riduzione dei fattori inquinanti, con un miglioramento della qualità dell’aria nelle nostre città e un evidente beneficio per la salute dei cittadini. Secondo uno studio dell’istituto di ricerche economico Althesys, la micro-cogenerazione è una tecnologia che inquina fino a 20 volte di meno rispetto a una moderna caldaia a condensazione. Se si producesse il fabbisogno di calore residenziale (ad eccezione del monofamiliare) con i micro-cogeneratori si eviterebbero solo in Italia circa 30.000 morti premature all’anno per l’inquinamento atmosferico e si ridurrebbero i casi di malattie respiratorie e cardiovascolari.

Attenzione invece, per le caldaie a biomasse: in questo caso l’ecobonus, cioè la detrazione fiscale del 65%, potrebbe spettare solamente ai sistemi altamente efficienti e a basse emissioni, come quelli individuati dal Conto Termico 2.0.

 

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