Come scegliere l’illuminazione in base al suo effetto

Realizzazione con apparecchi Artemide: una fila di elementi incassati a soffitto crea un'illuminazione diffusa nella zona relax, mentre corpi illuminanti decorativi pongono l'accento sulla zona lettura

L’illuminazione può essere diffusa, diretta o indiretta, d’accento, dinamica o, ancora, in grado di influenzare il nostro ritmo circadiano. Ecco qualche spunto per chiarirsi le idee prima di scegleire

L’illuminazione di uno spazio abitativo gioca un ruolo fondamentale: è la combinazione di luce e ombra, di chiaro e scuro che disegna forme e volumi, enfatizza un ambiente e ne determina o trasforma l’atmosfera. Deve essere studiata in relazione allo spazio, ai materiali, alle funzioni di ogni ambiente e anche alle sensazioni che si vogliono trasmettere per rendere gli spazi che abitiamo accoglienti e confortevoli. È chiaro quindi che la luce debba essere considerata in fase di progetto un vero e proprio “materiale da costruzione” perché concorre in maniera determinante alla definizione di uno spazio. Spesso viene invece sottovalutata e la sua definizione avviene in maniera sommaria, secondo un ipotetico arredo della stanza, inserendo qualche punto luce e qualche interruttore in posizioni generiche con l’intento di rendere poi la caratterizzazione dell’ambiente il più flessibile possibile per i futuri abitanti.
Prima di scegleire il tipo di luce per la propria abitazione è utile avere un'idea degli effetti sugli ambienti.

1. Illuminazione diffusa

L'illuminazione diffusa è quella in cui è poco marcata la direzionalità della luce. Solitamente deriva da pareti o materiali che riflettono la luce (o anche diffusori, come ad esempio il vetro opalino di alcune sorgenti di illuminazione), sparpagliandola nello spazio circostante. Questo tipo di illuminazione è caratterizzata dalle ombre diffuse (“morbide”) dal momento che la luce non proviene da un'unica direzione, ma è appunto diffusa. In questo modo gli oggetti sono illuminati da più direzioni e le ombre ne risultano ammorbidite. Mediante l’illuminazione diffusa è più semplice ottenere superfici illuminate uniformemente, tuttavia, a causa delle ombre meno nette i contrasti sugli oggetti sono attutiti e di conseguenza la percezione della loro tridimensionalità può risultare ridotta.

2. Illuminazione diretta o indiretta

Con illuminazione diretta si intende la luce che arriva sulla superficie da illuminare senza deviazioni da una sorgente di illuminazione. Con illuminazione indiretta si intende la luce che arriva invece da una superficie illuminata. Negli esterni notturni, ad esempio, l’illuminazione diretta è predominante, dato che gli spazi aperti forniscono poche superfici per un significativo apporto di luce indiretta. Negli interni, invece, solitamente la maggior parte della luce è indiretta (riflessa da muri, pavimenti e soffitti) e in genere anche di tipo diffuso.

3. Illuminazione d'accento

Con questo termine si intende l’utilizzo della luce al fine di mettere in evidenza una specifica porzione del campo visivo (solitamente un oggetto o un area che si vuol fare risaltare). Genericamente questo effetto è ottenuto facendo in modo che fra l’oggetto e il suo sfondo esista un contrasto di luminosità più o meno accentuato. Christopher Cuttle, in Lighting by Design (2010) suggerisce cinque  rapporti di contrasto che si possono definire come: 2:1 percepibile, 5:1 semi-teatrale, 15:1 teatrale, 30:1 drammatica e 50:1 molto drammatica. Molto comuni per ottenere questo effetto sono gli apparecchi di illuminazione a fascio stretto, come ad esempio faretti e proiettori.

4. Illuminazione dinamica

L'illuminazione in grado di variare le proprie caratteristiche nel tempo. Intensità, temperatura di colore (bianco caldo / bianco freddo) o luce colorata. Questo genere di illuminazione si ottiene solitamente grazie all’utilizzo di componenti elettroniche di controllo (anche meccaniche in alcuni prodotti).

5. Illuminazione che gioca con le superfici

C'è un'illuminazione che sfrutta la disuniformità delle superfici. Il significato di questa frase è che l’illuminazione uniforme, per via dell’appiattimento della percezione dello spazio, non stimola la percezione visiva. La presenza di zone d’ombra e quindi di contrasti di luminosità cattura l’attenzione e fornisce un certo “movimento” all’ambiente, rendendolo più interessante (stimolante). La disuniformità stimola la percezione.

6. Illuminazione biodinamica

È un'illuminazione dinamica i cui cicli di cambiamento sono studiati per influenzare il ritmo circadiano degli individui (mediante la stimolazione/inibizione di ormoni che rispondono a determinate quantità e tipi di luce). È possibile ad esempio “attivare” gli individui, mediante una determinata quantità di luce a una data lunghezza d’onda.

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