La casa piena di note di Mogol

Immersa nella campagna umbra, è la dimora di Giulio Rapetti in arte Mogol, dove abita, ma è anche la sede del CET, la scuola pergiovani talenti musicali e anche una struttura ricettiva per turisti.

Una casa unica nel suo genere, perché costruita negli anni '90 ma come riproduzione perfetta delle case antiche della zona. Un' immensa tenuta, di 120 ettari sita ad Avigliano Umbro, in provincia di Terni, nel cuore della regione più verde d’Italia, completamente in sintonia con il paesaggio circostante: qui la pietra, il legno e le pareti in cristallo della dimora sono legati armoniosamente tra di loro. Al centro, un lungo viale collega le due aree principali della casa, dalla quale fuoriescono le note dei "suoi artisti" quasi a rompere il silenzio della campagna.

Foto Edmondo Zanini Mogol_BNUn'atmosfera di pace e serenità che Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha voluto fortemente visto che ha deciso di costruire la sua casa proprio nei luoghi dove visse San Francesco. Mogol, artista, paroliere, produttore discografico, che ha legato il suo nome e parte del successo al sodalizio con Lucio Battisti, lasciando in eredità un patrimonio di canzoni ed emozioni che hanno segnato la nostra vita, qui vive e qui ha dato vita al CET (Centro Europeo Toscolano), la sua scuola nata per formare e valorizzare i nuovi professionisti della musica pop. Lo abbiamo incontrato in questo luogo magico per parlare della sua dimora e di come è diventato ciò che è oggi.

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Da quanto tempo abita in questa residenza e perché ha scelto proprio l’Umbria come regione in cui vivere? 
Sono in Umbria da 25 anni. Ho cercato questo luogo per più di un anno e alla fine ho trovato quello che volevo qui, ad Avigliano Umbro, questo piccolo paese vicino alla frazione di Toscolano, fondato 200 anni prima del 1000, molto bello così come gli altri paesi antichi qui intorno. Un vero posto incantato che ho trovato grazie a una ricerca accurata: volevo costruire una cittadella della cultura tra Roma e Firenze, e così per lungo tempo andavo a Roma in aereo, avevo una macchina all’aeroporto e da lì partivo girando per ore e giorni, fino a quando ho trovato questo luogo magico che si riesce a intravedere solo dalla piazza del paese. A me non interessava la riservatezza ma era importante trovare un posto dove riuscire a vedere il cambio delle stagioni, la fioritura delle piante e vivere immerso nella natura. Venivo dalla città e non ho mai avuto rimpianti di essermi trasferito in campagna.

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Quanti anni ci sono voluti per completare i lavori di ristrutturazione?
Circa dieci anni. Ho acquistato cinque lotti. Solo per il primo sono riuscito a ottenere i finanziamenti europei. Per il resto ho fatto tutto da solo. Ho dovuto chiedere le autorizzazioni al Comune ma anche alla Regione. Ho atteso parecchio tempo ma alla fine sono contento di quello che sono riuscito a ottenere. Ci sono voluti molti operai e mezzi, tanta burocrazia e lungaggini di ogni genere ma alla fine ho realizzato qualcosa non solo per me ma anche per gli altri e per questo ho deciso di fare la sede del Centro Europeo Toscolano proprio qui.

Qual è stato il suo contributo al progetto?
Ho studiato il progetto, l’ho fatto seguire nella parte burocratica, ma le forme erano le mie. Non ho fatto altro che prendere forme tradizionali umbre rinascimentali e romaniche e riadattarle alle mie esigenze. Tutto è stato fatto a campus e non a borgo cioè ho unito la possibilità di avere giardini grandi con corti grandi all’interno della casa come questo grande ingresso pieno di verde. Volevo che si respirasse pace e serenità.

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Questo è il luogo del CET, da dove nasce l’idea di creare una scuola internazionale dedicato alla cultura popolare?
Mi ero accorto che la cultura popolare già 25 anni fa era un po' in recessione e ho pensato fosse giusto che io dedicassi parte della mia vita a questo, per tutte le soddisfazioni che il pubblico mi ha dato e perché ritengo che la cultura popolare sia importante perché da essa dipende la cultura della gente, la formazione dei giovani. Penso oggi di esserci riuscito con la collaborazione degli allievi che adesso sono diventati anche docenti. Molti di loro sono artisti ormai affermati e noti e di questo sono fiero. Con loro giro per il mondo e diffondiamo così la nostra cultura musicale. Tanto che sto pensando di realizzare una struttura simile anche all’estero.

L'intervista completa è pubblicata all'interno del numero di  Come Ristrutturare la Casa N.5

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